Banche europee sotto i riflettori dopo la Brexit


germano Matteo Germano
Global Head of
Multi Asset Investments
franzin Diego Franzin
Head of European Equities

Il settore finanziario europeo è stato fortemente colpito dalla crescita dell’avversione al rischio che si è diffusa nei mercati finanziari all’indomani del voto sullaBrexit. Questo momento di debolezza cade a poche settimane dalla pubblicazione dei risultati degli stress test dell’Autorità Bancaria Europea, prevista per il 29 luglio.
Il settore italiano ha subito un contraccolpo particolarmente pesante a causa della mancata risoluzione del problema dei crediti in sofferenza (non-performing loans) e dell’esigenza di capitali di alcuni istituti.

Non riteniamo che il settore bancario europeo, e il settore bancario italiano al suo interno, possa essere una fonte di rischio sistemico globale. Secondo noi, al momento il mercato sta testando la capacità dell’UE di trovare una soluzione al problema che vada al di là degli interessi dei singoli Paesi di far fronte alla necessità di aumenti di capitale di alcune banche. A nostro parere, la maggior parte dell’attuale debolezza è dovuta alla mancanza di fiducia nelle istituzioni europee e nella loro capacità di portare avanti il progetto dell’Unione dopo il passo indietro vissuto con laBrexit.
Per quanto riguarda l’Italia, crediamo che, in base all’attuale regolamentazione, l’UE e l’Italia possano trovare un modo di risolvere i problemi più urgenti senza ricorrere al bail-in, che per l’Italia sarebbe politicamente e socialmente inaccettabile. Il percorso per raggiungere il risultato non sarà tuttavia agevole, ed è probabile che nelle prossime settimane le notizie continuino ad avere un forte impatto sul mercato. Preferiamo pertanto adottare un approccio cauto al settore bancario europeo, sia per le azioni che per le obbligazioni. In questo contesto, la selezione sarà fondamentale per identificare le banche con modelli di business di comprovata efficacia che siano in grado di resistere al meglio a questo momento di volatilità del mercato.

Dopo l’esito del referendum sulla Brexit, i mercati hanno messo sotto pressione alcuni istituti bancari europei. Come valuta la stabilità del sistema bancario europeo?

Matteo Germano: la Brexit è, e rimarrà anche in futuro, una fonte di incertezza. È chiaro che in un momento di incertezza vengono alla luce anche tutte le altre fragilità.
Le banche europee avevano dei punti deboli anche prima della Brexit (nel caso dell’Italia, una bassa redditività e crediti in sofferenza), ma i mercati finanziari scontano ora un ambiente ancora più duro per l’intero settore, e i tassi di interesse negativi non fanno che esercitare ulteriore pressione sulla redditività. Nel breve termine siamo focalizzati sulla solvibilità di alcune banche. Quando, entro fine luglio, l’Autorità Bancaria Europea pubblicherà i risultati degli stress test, potrebbero verificarsi dei deficit patrimoniali. La Brexit ha colpito senza dubbio in un momento difficile: in un mercato come quello attuale, trovare i capitali potrebbe rivelarsi arduo.
Detto ciò, oggi le banche europee operano su fondamenta più solide di quelle precedenti alla grande crisi finanziaria, e non crediamo che rappresentino un rischio sistemico globale. La struttura dei finanziamenti è più bilanciata, e il problema della leva finanziaria per le banche europee non è così forte come lo fu per gli istituti statunitensi durante la crisi della Lehman Brothers.
Le banche europee non hanno problemi di liquidità, in quanto le operazioni di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO2, Targeted Long-Term Refinancing Operations) della Banca Centrale Europea forniscono liquidità al settore. In più, le banche italiane possono contare anche sulla recente garanzia di 150 miliardi di euro di liquidità richiesta e ottenuta dal governo italiano come misura precauzionale.


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