La finanza comportamentale

Nonostante i progressi della scienza, la nostra mente è ancora un universo pieno di incognite.

È facile riconoscere come i comportamenti di chi investe siano guidati più da fattori psicologici che dalla razionalità e che proprio a causa dell’emotività, il buon esito dell’investimento viene a volte disatteso.

Questo presupposto è alla base degli studi della finanza comportamentale, la branca della finanza che, attingendo dalla psicologia cognitiva cerca di spiegare i meccanismi che guidano l’individuo nelle scelte di investimento, evidenziandone debolezze ed anomalie.

I sostenitori di questa tesi hanno messo in discussione la teoria finanziaria tradizionale secondo cui i mercati si basano sul concetto di efficienza e assoluta razionalità, mostrando come nella vita di tutti i giorni, anche in ambito finanziario, quando dobbiamo prendere delle decisioni e il numero e la frequenza delle informazioni cresce, il cervello ci porta a valutazioni distorte o prende delle “scorciatoie” - definite euristiche - che consentono di ridurre la complessità del problema ma possono, nel contempo, generare errori sistematici e significativi.

Tre di queste giocano un ruolo particolarmente rilevante:

Interviene nel processo di raccolta delle informazioni e fa sì che le persone tendano ad affidarsi alle notizie più facilmente reperibili anche se non le più rilevanti nel prendere la decisione Consiste nel prendere decisioni basandosi su stereotipi e nel ritenere determinanti eventi rappresentativi di una classe, senza considerare le reali caratteristiche o probabilità del caso Rappresenta la tendenza degli investitori a formare le proprie stime partendo da un valore iniziale e arbitrario, quali ad esempio il prezzo d’acquisto di un titolo o il prezzo massimo raggiunto, da cui faticano poi a scostarsi, anche al mutare degli scenari economici

Su una scelta di investimento influenza anche il modo in cui si inquadra un problema decisionale. Secondo numerosi studi di finanza comportamentale, in caso di perdite gli investitori percepiscono un dolore maggiore rispetto al piacere provocato dal guadagno. Ne consegue che la maggior parte degli investitori dà più importanza a 100 euro persi rispetto allo stesso importo guadagnato. L’avversione alle perdite in alcune persone è talmente marcata da bloccare la motivazione a realizzare un guadagno.

La stessa paura spinge a ritardare il momento dell’investimento, facendo magari perdere opportunità preziose. Il momento di ingresso o di uscita da un investimento assume estrema importanza. L’investimento programmato e graduale tramite un piano di accumulo permette di non farsi prendere dal panico e di beneficiare anche dei momenti di volatilità, dai quali il mercato non può prescindere.


Oggi il risparmio gestito offre soluzioni in grado di rispondere ai differenti bisogni degli investitori e adatti ai diversi profili di rischio / rendimento. Il confronto con un consulente qualificato aiuta il risparmiatore a evitare di cadere nelle trappole della mente e a effettuare le sue scelte con maggiore lucidità.

 

 


 
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