Crescita e inflazione, l'economia diventa "reale"

La situazione economica degli ultimi anni ci ha abituato a una nuova terminologia, che sta entrando poco a poco nell’uso comune. Un cambiamento avvenuto soprattutto da quando sono diventate più evidenti le differenze tra "economia reale" - cioè la concreta vita economica delle persone e delle imprese, basata sulla produzione e lo scambio di beni e servizi - ed "economia finanziaria", che comprende tutti gli scambi di titoli e strumenti "immateriali" sulle Borse mondiali.

Le due anime dell'economia dovrebbero essere invece complementari l'una all'altra. Il settore finanziario, infatti, dovrebbe garantire la raccolta e la circolazione dei capitali necessari al sostegno delle attività economiche reali, come l'industria, il commercio e i servizi. In questi ultimi anni, tuttavia, questo meccanismo si è "inceppato", con il risultato che la crescita economica del Paese - misurata dal prodotto interno lordo (Pil) - si è gradualmente ridotta, fino a scendere addirittura in territorio negativo. Una dinamica che ha avuto pesanti conseguenze anche sulla capacità di risparmio e sulla vita quotidiana delle famiglie.

Un indicatore fondamentale dell'economia reale è il tasso d'inflazione, che in pratica misura la riduzione del valore del denaro dovuta all'aumento generale dei prezzi. Si parla in questo caso anche di diminuzione del potere d'acquisto: con il passare del tempo, con la stessa quantità di denaro si può acquistare una minore quantità dello stesso bene. Tuttavia, un livello d'inflazione contenuto (ad esempio intorno al 2-3% annuo) è vantaggioso per l'economia. Il timore che nel futuro i prezzi possano salire, infatti, stimola gli acquisti e sostiene la crescita economica.

La dinamica opposta si verifica quando l'inflazione è molto bassa, o addirittura inferiore allo zero. In questo caso si parla di deflazione , un fenomeno che si manifesta quando i prezzi iniziano a calare e si può acquistare sempre di più con la stessa quantità di denaro. La deflazioneè uno dei peggiori ostacoli alla crescita economica, poiché i consumatori saranno portati a rimandare gli acquisti convinti di poter pagare prezzi sempre più bassi. In questo scenario, molto temuto dagli economisti, la domanda e la produzione di beni diminuiscono, rallentando di conseguenza la crescita.