Quando la fiducia nelle Banche Centrali crolla

Siamo giunti al momento della verità: i mercati finanziari stanno mettendo in dubbio la capacità delle Banche Centrali di stimolare la produzione e l'inflazione, mentre le Banche Centrali hanno iniziato a far intendere che non potranno sostenere lo stimolo per sempre.

I mercati si stanno chiedendo se i benefici marginali delle politiche monetarie in corso superino realmente i costi marginali, come le Banche Centrali continuano ad asserire. L'indebolimento della fiducia degli investitori potrebbe essere sufficiente per aprire le porte ad altra volatilità. Dal nostro punto di vista, la Banca Centrale Europea (BCE) continuerà a espandere il proprio programma di Quantative Easing (QE) a causa delle preoccupazioni legate alla bassa inflazione. La Bank of Japan (BoJ) pur avendo optato per una politica monetaria orientata al controllo della curva dei rendimenti nell’ultima riunione, non ha escluso di accrescere i propri acquisti di titoli di stato e di spingere ancora più in basso tassi già negativi, alla luce di crescita e inflazione molto basse. La Fed si appresterà ad un aumento dei tassi a dicembre, se i dati economici lo supporteranno, mentre la Bank of England (BoE) probabilmente continuerà a adottare ulteriori misure espansive. In ogni caso la gestione delle aspettative del mercato sarà difficile. Ogni riunione delle Banche Centrali potrebbe innescare altra volatilità, anche se non a livelli estremi, e se il mercato percepirà il disagio delle Banche Centrali potremmo vedere aumenti nella correlazione1 tra obbligazioni e azioni. Per fare fronte alle emergenze, riteniamo che le Banche Centrali saranno ancora in grado di ampliare il proprio arsenale e impegnarsi a far “cadere denaro a pioggia" (“helicopter money”) se dovesse materializzarsi una nuova crisi globale.

Investire in questo scenario richiederà un approccio molto attivo. In termini di opportunità di investimento, le Banche Centrali non sono completamente sincronizzate dato che i cicli economici si trovano in fasi differenti (sia nei mercati sviluppati che in quelli in via di sviluppo) e potrebbero aprirsi opportunità di relative value sulle valute e sulle curve dei rendimenti. I titoli collegati all'inflazione, se le aspettative sull'inflazione inizieranno a materializzarsi prima dell'espansione fiscale (da tempo necessaria, a nostro avviso), potrebbero esserne avvantaggiati. Inoltre le obbligazioni dei mercati emergenti (ME), soprattutto quelle con duration contenuta, potrebbero continuare a offrire un vantaggio in termini di rendimenti rimanendo nello stesso tempo relativamente resilienti in caso di restringimento dei cordoni della Fed.
Nell’attuale contesto di mercato, riteniamo che sia giunto il momento di investire in soluzioni “unconstrained”, diversificando tra approcci agli investimenti che possano essere flessibili nella loro allocazione in un mondo in cui la fiducia dei mercati finanziari per le Banche Centrali potrebbe peggiorare.

Il momento della verità

Il picco della volatilità a cui abbiamo assistito in settembre, in concomitanza con le riunioni delle principali Banche Centrali, rivela dinamiche preoccupanti e potenzialmente in grado di interrompere il lungo periodo di compiacenza che ha caratterizzato i mercati negli ultimi tempi. Negli ultimi nove mesi quasi tutte le asset class hanno generato ritorni positivi. La lenta ma costante reflazione delle attività rischiose e l’altrettanto lento ma costante declino delle curve dei rendimenti a livello globale è stato il risultato di una repressione finanziaria incessante che i programmi di espansione monetaria delle Banche Centrali continuano ad alimentare. A nostro avviso, siamo giunti al momento della verità: i mercati finanziari stanno mettendo in dubbio la capacità delle Banche Centrali di stimolare la crescita e l'inflazione, mentre le Banche Centrali hanno iniziato a far intendere che non potranno fornire stimoli per sempre. Pertanto, le forze che comprimono i premi per il rischio potrebbero attenuarsi e, come una storia d’amore che arriva alla fine, le revisioni dei prezzi di mercato potrebbero essere rapide e dolorose.
A distanza di molti anni dall'inizio della crisi finanziaria, le Banche Centrali continuano a rimanere praticamente gli unici attori con un ruolo attivo. Le attuali politiche monetarie non convenzionali sono state progettate per periodi straordinari di gestione della crisi (la grande crisi finanziaria, la crisi del debito sovrano in UE) ma, con tassi di interesse prossimi allo zero, le Banche Centrali hanno applicato questi programmi anche in tempi normali, al fine di perseguire i propri obiettivi (pieno impiego e/o inflazione a seconda del loro mandato).

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Mercati finanziari:come investire quando la fiducia nelle Banche Centrali crolla
1 Il grado di associazione tra due o più variabili; in finanza, è il grado in cui i prezzi delle attività o delle classi di attività si è spostato in relazione con le altre. La correlazione è espressa da un coefficiente di correlazione che va da -1 (non cambiano mai insieme) a 0 (assolutamente indipendenti) a 1 (cambiano sempre insieme).